I sogni son desideri.. Ma gli incubi?

Camminiamo sulla passerella del porticciolo; c’è vento intorno, ma il muro non gli permette di sfiorarci.
Lui è tranquillo; io no.
Lui parla e ride eppure non riesco ad ascoltarlo, a mettere a  fuoco le sue espressioni. Sto perdendo il controllo: ho la mente offuscata, come se fossi dentro la nebbia fitta; sono confusa e infreddolita.
Sento che sta cercando il mio sguardo, così mi sforzo: vedo che la fine della strada invece che avvicinarsi, si allontana, vedo i suoi occhi, i suoi capelli.. ed il martello che ha nella mano destra.
Penso alla possibilità che voglia farmi del male.. lo spero.
Lo sento mentre con aria scherzosa esclama: ‘’Ora te lo tiro in testa’’ e così crollo, inginocchiandomi al suolo, evitando l’aria scherzosa e supplicandolo di colpirmi.
Già immagino il martello che si avvicina a me, che mi spacca il cranio con forza, violenza.
E’ ciò che voglio, sono pronta; ma lui non lo fa.
L’ho implorato e ora non c’è più.. è andato via portando il martello con sé.
Guardo l’acqua, il muro.. sono sola. Così mi sdraio e comincio a pregare.
L’acqua dinanzi a me si mostra limpida, calma ed io mi chiedo come posso sperare che arrivi un’onda così forte da scaraventarmi contro al muro più e più volte portandomi alla morte.
Poco dopo, contro ogni legge fisica, qualcosa di simile accade: l’onda arriva. E’ tanto alta quanto debole. Non mi scaraventa da nessuna parte; non mi smuove nemmeno.
Anche se.. mi supera, mi travolge, mi lascia sofferente sotto di essa.
E mi stupisco delle mie stesse azioni quando (consapevole che se solo mi alzassi, mi sedessi, mi sollevassi di qualche centimetro, lei non avrebbe più alcun potere per soffocarmi, per decidere della mia vita), non faccio nulla per cambiare la situazione: non mi alzo, non mi sollevo, non mi smuovo: so  ciò che voglio.
Ho gli occhi aperti, sto sentendo le lacrime mischiarsi all’acqua, sto osservando ammaliata la luce del sole riflettere su di essa, su di me, sto iniziando a vedere le bolle fuoriuscirmi dalla bocca e migrare verso il cielo, sto sentendo la gola stringersi e persino la pelle cambiarmi colore, mutare.
Sto vivendo, consapevole e affascinata, la disfatta del corpo che ha contenuto la mia anima, quasi libera di fuggire, dopo anni di traumi e torture; ma quando riapro gli occhi non sono sul cemento del porticciolo, né tantomeno in paradiso o all’inferno: mi ritrovo nella mia stanza, nel mio letto, sudata e sconvolta, grazie all’incubo che la mia mente contorta ha appena partorito.

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