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Il mio primo articolo del blog

LE PRIME PAROLE

E ora tu, proprio tu che fino ad un anno fa avevi paura di far leggere le tue poesie, i tuoi pensieri, la tua voglia di cambiare il mondo bastardo che ti ha ferita in passato, hai deciso di aprire un blog.
Scelta saggia o gran cazzata?
Alla fine tutto ciò che vuoi è aiutare gli altri.. aiutare qualcuno.. chiunque! Anche solo una persona in tutto il mondo.
Vuoi solo far capire che la forza è dentro tutti noi, ma che tutti, TUTTI, hanno bisogno di lasciarsi andare, di toccare il fondo, di mettersi la realtà davanti agli occhi nel modo più violento, crudo.
E il tuo compito è proprio questo: sei venuta al mondo per sputare in faccia la realtà nel modo più crudo e violento. ”Il mondo è questo, ma tu puoi farcela.” è quello di cui tu hai bisogno.. e tra 7 miliardi di persone, qualcun’altro potrà pensarla come te. Potresti davvero aiutare qualcuno. E così stai aprendo un blog.

-ChicaTrise

CONSAPEVOLEZZE

Il controllo l’ho perduto nuovamente
Non mi ascolta, fa da sola la mia mente
Grido aiuto ma nessuno che mi sente
Cerco anime ma vedo solo gente

L’ho gridato a gran voce che sto male
Ma a vent’anni niente ti può preoccupare
E si sa che a quest’età tutto è normale
Perché ancora non ho il mutuo da pagare

Da bambine siamo tutte principesse
Quando cresci indossi consapevolezze
Ma a sei anni avevo addosso quelle stesse
Ricevevo sempre schiaffi e mai carezze

E mia madre pensa che io sia egoista
Io potessi giuro le farei una lista
Nominando una per una ogni sua svista
Fossi cieca lei direbbe che ho la vista

E mia nonna non mi riconosce più
Ma mi sento così tanto in schiavitù
Che vorrei volar senza guardare giù
Ma mi schianto su quel suolo, ho un dejavù

I sogni son desideri.. Ma gli incubi?

Camminiamo sulla passerella del porticciolo; c’è vento intorno, ma il muro non gli permette di sfiorarci.
Lui è tranquillo; io no.
Lui parla e ride eppure non riesco ad ascoltarlo, a mettere a  fuoco le sue espressioni. Sto perdendo il controllo: ho la mente offuscata, come se fossi dentro la nebbia fitta; sono confusa e infreddolita.
Sento che sta cercando il mio sguardo, così mi sforzo: vedo che la fine della strada invece che avvicinarsi, si allontana, vedo i suoi occhi, i suoi capelli.. ed il martello che ha nella mano destra.
Penso alla possibilità che voglia farmi del male.. lo spero.
Lo sento mentre con aria scherzosa esclama: ‘’Ora te lo tiro in testa’’ e così crollo, inginocchiandomi al suolo, evitando l’aria scherzosa e supplicandolo di colpirmi.
Già immagino il martello che si avvicina a me, che mi spacca il cranio con forza, violenza.
E’ ciò che voglio, sono pronta; ma lui non lo fa.
L’ho implorato e ora non c’è più.. è andato via portando il martello con sé.
Guardo l’acqua, il muro.. sono sola. Così mi sdraio e comincio a pregare.
L’acqua dinanzi a me si mostra limpida, calma ed io mi chiedo come posso sperare che arrivi un’onda così forte da scaraventarmi contro al muro più e più volte portandomi alla morte.
Poco dopo, contro ogni legge fisica, qualcosa di simile accade: l’onda arriva. E’ tanto alta quanto debole. Non mi scaraventa da nessuna parte; non mi smuove nemmeno.
Anche se.. mi supera, mi travolge, mi lascia sofferente sotto di essa.
E mi stupisco delle mie stesse azioni quando (consapevole che se solo mi alzassi, mi sedessi, mi sollevassi di qualche centimetro, lei non avrebbe più alcun potere per soffocarmi, per decidere della mia vita), non faccio nulla per cambiare la situazione: non mi alzo, non mi sollevo, non mi smuovo: so  ciò che voglio.
Ho gli occhi aperti, sto sentendo le lacrime mischiarsi all’acqua, sto osservando ammaliata la luce del sole riflettere su di essa, su di me, sto iniziando a vedere le bolle fuoriuscirmi dalla bocca e migrare verso il cielo, sto sentendo la gola stringersi e persino la pelle cambiarmi colore, mutare.
Sto vivendo, consapevole e affascinata, la disfatta del corpo che ha contenuto la mia anima, quasi libera di fuggire, dopo anni di traumi e torture; ma quando riapro gli occhi non sono sul cemento del porticciolo, né tantomeno in paradiso o all’inferno: mi ritrovo nella mia stanza, nel mio letto, sudata e sconvolta, grazie all’incubo che la mia mente contorta ha appena partorito.

OMBRA NERA

Ombra nera che mi segui nei miei cammini oscuri, dal primo passo troppo lungo per la mia piccola gamba ad oggi che mi volto e noto che sei ancora lì ad aspettare che io riesca a lasciarmi andare per crollare fino al suolo, crepandolo, senza sentir alcun dolore tra le sue schegge e la tua protezione, non mi hai abbandonata mai: ti ho evitata, messa da parte, ho finto con me stessa convincendomi di non averti mai conosciuta.
E adesso che curiosa e malinconica ho voluto voltarmi, ti ho trovata lì.. più grande, molto più grande di me, che sentendo l’urlo potente d’aiuto che fuoriusciva con violenza da quel filo di voce spezzata che mi resta e sollevandoti dal cemento, ti sei posta dinanzi al mio corpo nudo e debole.
Ombra mia amata non farlo: non puntarmi quella pistola fredda alle tempie, non mettermi alla prova oggi.. non ho forza, non adesso.
Il mio corpo è debole, guardalo.
Come posso alzarmi e lottare? Come posso anche solo correre via se sono ormai sdraiata sotto di te, sul suolo, al posto tuo, su quel cemento crepato?
Ti guardo, ombra, mentre vorrei avere abbastanza forza per alzarmi e fuggir via dalla mia stessa vita.
Vedo la pelle sporcarsi col sangue fuoriuscente da ferite ormai cicatrizzate.
Urli e premi quel grilletto pesantissimo, con una facilità difficile da ingoiare.
Sento il tuo proiettile entrarmi nel cranio, mentre un dolore lancinante accompagna il suo bucarmi le ossa. E subito sento nell’orecchio il rumore di altri proiettili col loro eco rimbombante che bucano i miei timpani urlando ad ogni colpo un ‘’TU’’. E quel ‘’TU’’ ti ricorda tutte le tue colpe, te le piazza davanti, in un monitor direttamente piantato all’interno del cervello e mi colpisce molto di più di quel piombo che perfora la mia pelle e che con violenza uccide il mio corpo.
Concentrati adesso; gusta il mio desiderio di libertà come fosse un pacco di patatine da mangiare di fronte ad un film complicato, a tratti monotono e a tratti esagerato.

-ChicaTrise

Putrefazione

L’ansia prende il sopravvento e io mi lascio andare al mio stesso destino. Mi do in pasto alle paranoie e rinnego la realtà. Ma cos’è reale? Chi ho davanti? Chi sono io? Vittima o carnefice?

Intorno a me è il caos: le luci, le voci, le ombre, i rumori, i passi; e la gola mi si chiude.. Così lenta da farmi sentire il percorso che compie fino al soffocamento.

Tossisco per farle capire che lotto e che amo lottare, ma con gli occhi spalancati per dimostrarle che sta vincendo lei: io ho paura.. Ne sono succube.

Alzo bandiera bianca a te, mentre il suolo freddo mi accoglie come se fossi già sua. Mi culla e accompagna i miei respiri affannosi che si mischiano al gelido vento che soffia via la realtà, le voci, le luci, le ombre, i rumori, i passi.

E gli occhi una volta spalancati ora mostrano il buio, la notte, la fine. È freddo, è buio, è il sapore della terra in bocca, l’odore di putrefazione, la consapevolezza di non poter riuscire a liberarsi, ad andar via. È una bara chiusa. E tu sei sotto terra.. In pasto ai vermi.

-ChicaTrise

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